A partire dalla fine degli anni ’90, a seguito della pubblicazione della prima versione del Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI, 1995), e quindi grazie alla disponibilità di dati di intensità strutturati in modo analitico, sono state sviluppate tecniche automatiche di analisi per ricavare i parametri fisici della sorgente sismogenetica anche per terremoti dell’era pre-strumentale.

Il codice di calcolo Boxer, la cui prima versione è stata pubblicata da Gasperini et al. (1999) sul Bulletin of the Seismological Society of America, parte dalla distribuzione geografica delle intensità macrosismiche e consente di stimare la localizzazione epicentrale, la magnitudo (secondo una tecnica già sviluppata da Gasperini e Ferrari, 1995; 1997), le dimensioni fisiche della sorgente sismogenetica (box) attraverso relazioni empiriche, e l’orientazione della sorgente stessa (si veda l'immagine tratta da Gasperini et al., 1999).

È legittimo ipotizzare che la box sismogenetica ottenuta a partire dai soli dati di intensità approssimi la proiezione in superficie della faglia responsabile del terremoto, indicando anche l’area all’interno della quale le eventuali evidenze geologiche superficiali indotte dalla struttura sismogenetica hanno la maggiore probabilità di essere localizzate. L’ipotesi fondamentale è che esista una connessione fisica tra la sorgente (in profondità) e la distribuzione spaziale dello scuotimento (in superficie), come quantificato dall’intensità macrosismica. Sotto questa assunzione, la direzione di massimo allungamento della box ottenuta con i dati di intensità viene messa in relazione con l'orientazione media della struttura sismogenetica stessa (per ulteriori dettagli si può fare riferimento alla documentazione fornita con Boxer stesso e agli articoli di Gasperini et al., 1999, e Gasperini et al., 2010).

Il metodo costituisce quindi uno strumento potente sia per il supporto iniziale a un’indagine sismotettonica, geologica e geologico-strutturale, sia per il confronto finale con i risultati di tali indagini. Questo è soprattutto utile per terremoti di epoca pre-strumentale, per i quali non sono disponibili parametri quali la localizzazione, il meccanismo focale e la distribuzione di eventuali aftershocks.

Il codice Boxer, nelle sue versioni successive, viene utilizzato ormai da quasi due decenni per ottenere i parametri del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, il catalogo di riferimento per tutte le elaborazioni di pericolosità sismica a scala nazionale (CPTI, nelle sue diverse versioni: https://emidius.mi.ingv.it), nonché per lo stesso CFTI (http://storing.ingv.it/cfti/cfti5/).

Analisi sistematiche svolte a partire dal CFTI e dal database macrosismico italiano (DBMI: https://emidius.mi.ingv.it) hanno contribuito alla definizione della prima versione di un database delle singole strutture sismogenetiche dell'area italiana (DISS database v. 2.0, http://diss.rm.ingv.it/diss/; Valensise e Pantosti 2001: successivamente esteso in via sperimentale a tutta l'area europea), nel quale  sono confluiti molti studi di dettaglio, sia di tipo macrosismico che strumentale, geologico e geofisico, sulle sorgenti sismoegenetiche note. L’applicazione sistematica del codice Boxer ai terremoti italiani ha evidenziato l’allineamento di sorgenti sismogenetiche lungo le catene alpina e appenninica, in modo coerente e del tutto indipendente rispetto ad altre osservazioni geologiche e geofisiche, contribuendo così ad una maggiore definizione del quadro sismotettonico italiano e a una migliore stima della pericolosità sismica del territorio. Successivamente, a partire dalla v. 3.0 del DISS (Basili et al., 2008; DISS Working Group, 2018), le sorgenti sismogenetiche originariamente ottenute dai dati macrosismici sono state progressivamente incorporate nelle Individual Seismogenic Sources (sorgenti sismogenetiche individuali) e nelle Composite Seismogenic Sources (sorgenti sismogenetiche composite), che formano l'ossatura attuale del database.

Per ulteriori informazioni sulle versioni di Boxer disponibili e per i relativi manuali d'uso il lettore può far riferimento alla seguente pagina web: https://emidius.mi.ingv.it/boxer/

 

Basili, R., Valensise, G., Vannoli, P., Burrato, P., Fracassi, U., Mariano, S., Tiberti, M.M., e Boschi, E. (2008). The Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), version 3: summarizing 20 years of research on Italy’s earthquake geology. Tectonophysics 453, 1-4, 20-43. doi: 10.1016/j.tecto.2007.04.014.

DISS Working Group (2018). Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), Version 3.2.1: A compilation of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy and surrounding areas. http://diss.rm.ingv.it/diss/, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi: 10.6092/INGV.IT-DISS3.2.1.

Gasperini, P., e G. Ferrari (1995). Stima dei parametri sintetici, in Catalogo dei Forti Terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1980, E. Boschi et al. (a cura di), ING-SGA, 96-111.

Gasperini, P., e G. Ferrari (1997). Stima dei parametri sintetici: nuove elaborazioni, in Catalogo dei Forti Terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1990, E. Boschi et al. (a cura di), ING-SGA, 56-64.

Gasperini, P., e Ferrari, G. (2000). Deriving numerical estimates from descriptive information: the computation of earthquake parameters. Annali di Geofisica 43(4), 729-746, doi: 10.4401/ag-3670.

Gasperini, P., Bernardini, F., Valensise, G., e Boschi, E. (1999). Defining seismogenic sources from historical earthquake felt reports. Bull. Seismol. Soc. Am., 89, 94–110, link.

Gasperini, P., Vannucci, G., Tripone, D., e Boschi, E. (2010). The location and sizing of historical earthquakes using the attenuation of macroseismic Intensity with distance. Bull. Seism. Soc. Am., 100, 2035–2066, doi: 10.1785/0120090330.

Valensise, G., e Pantosti, D. (2001). Database of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy. Ann. Geophys. 44 n.4 (Suppl. 1), 797-807, con CD-Rom, link


 

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